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Cellule “impazzite” all’origine del Glioblastoma.
 
La rivista americana per la ricerca sul cancro, Cancer Research, ha recentemente pubblicato i risultati di una ricerca tutta italiana, condotta dai medici dell’ospedale San Raffaele di Milano, sulle cellule staminali. La ricerca, condotta in collaborazione con l’Università di Milano Bicocca e l’Istituto Neurologico Besta, ha portato all’isolamento ed all’identificazione di una cosiddetta “cellula-chiave” di questa terribile forma di tumore e, dunque, alla scoperta del meccanismo che sottende allo sviluppo della malattia.
Nei campioni di tessuto tumorale prelevati dal cranio di alcuni pazienti sono state identificate delle cellule che hanno tutte le caratteristiche tipiche delle staminali, il problema sta nel meccanismo che ne regola la proliferazione. Infatti, esse continuano a replicarsi a velocità estremamente elevata dando vita ad una serie di nuove cellule che non presentano più le caratteristiche delle staminali e danno vita al processo tumorale. Mentre le nuove cellule si moltiplicano e crescono di numero, quelle staminali restano in stand-by e ciò pare che le rende resistenti alle classiche terapie farmacologiche o radioterapiche.
Da alcuni anni è noto come alcuni tumori (in particolare quello alla mammella o la leucemia) si originino da cellule non differenziate, questa è la prima volta che lo stesso meccanismo si riscontra nel glioblastoma multiforme.
La grande speranza risiede nel fatto che da adesso in poi non si sparerà più al buio, si avrà cioè un bersaglio ben definito da colpire e quindi le terapie potranno essere non solo migliorate ma anche rese più incisive e specifiche in relazione alle caratteristiche di ogni singola patologia.
 
 
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