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E’ importante premettere che, nonostante i grandi passi avanti della ricerca, siamo ancora sostanzialmente impotenti contro un tumore che diventa letale nel giro di pochissimo tempo. Una volta diagnosticato il glioblastoma, le possibili cure si limitano, quando possibile, all’asportazione chirurgica del tumore o di una parte di esso e, successivamente, alla radioterapia finalizzata alla riduzione o il blocco della crescita dello stesso. La chemioterapia non sembra, invece, produrre effetti ragionevolmente rilevanti. Un po’ poco effettivamente.
Tutto il resto è ancora in fase di sperimentazione e ricerca. Vediamo le più significative.
 
Il dottor Gaetano Finocchiaro, che lavora all’Istituto Neurologico Besta di Milano, sta studiando una terapia innovativa che, dai primi risultati sugli animali, pare possa rappresentare una concreta speranza per il prossimo futuro. La terapia si base sull’utilizzo di cellule staminali modificate geneticamente che, una volta introdotte nel cranio, producono delle specifiche sostanze che, per il momento soltanto nei topi, hanno portato alla regressione del tumore e, in taluni casi, perfino alla sua scomparsa.
 
Il dottor Giovanni Paganelli, con i suoi collaboratori della Divisione di Medicina Nucleare dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, da qualche tempo sta sottoponendo i suoi pazienti affetti da glioblastoma ad una innovativa radioimmunoterapia.. Questa particolare terapia consiste nel colpire le cellule tumorali con anticorpi simili a quelli prodotti dal sistema immunitario del corpo umano ma, in più, caricati con un agente radioattivo. Purtroppo soltanto una minima percentuale dell’anticorpo attaccava realmente la cellula tumorale mentre la gran parte di esso vagava liberamente per l’organismo andando a contaminare tessuti sani. Proprio su questo hanno lavorato allo IEO, creando una sorta di anticorpo radioattivo a comando, ossia attivabile solo quando è giunto a destinazione oppure è stato eliminato dall’organismo. In tal modo, dunque, dovrebbero essere praticamente annullati gli effetti collaterali della terapia.
Maggiori informazioni possono essere reperite sul sito internet dello IEO di Milano: www.ieo.it.
 
Moltissimi ricercatori di tutto il mondo stanno, già da diverso tempo, ponendo la loro attenzione verso la messa a punto di terapie e farmaci che possano inibire l’angiogenesi. L’angiogenesi è un processo biologico che porta alla creazione di nuovi vasi sanguigni partendo da quelli già esistenti. E’ intuitivo, dunque, come l’angiogenesi sia un processo di fondamentale importanza nella crescita di un individuo o, ad esempio, in particolari situazioni quali il ciclo mestruale delle donne o la cicatrizzazione di una ferita.
Nella creazione e proliferazione delle masse tumorali l’angiogenesi gioca un ruolo fondamentale in quanto la creazione di nuovi vasi sanguigni contribuisce alla crescita della malattia. Ecco spiegato l’interesse verso i farmaci che abbiano effetti di inibizione di questo processo.
Il più conosciuto di essi è la TALIDOMIDE che ha fornito risposte attendibili ed efficaci su vari tipi di tumori ed in particolare sul glioblastoma multiforme anche su pazienti che non avevano avuto benefici dalla chemioterapia tradizionale.
Altri farmaci simili sono in fase di sperimentazione da anni, uno di essi è il PTK 787 specifico per pazienti affetti da tumore al colon che l’ospedale San Filippo Neri di Roma ha anche provato su alcuni pazienti. Ma sono diversi i farmaci in via di sperimentazione che differiscono tra loro in base al tipo ed alla localizzazione del tumore, per avere informazioni più precise è meglio contattare il reparto di Oncologia dell’ospedale romano al numero verde 800 685450 oppure, pagando la telefonata, allo 06 33062237.
 
In Inghilterra, esattamente a Dogmersfield, il “Samantha Dickon Research Trust”, è un centro di ricerca sui tumori cerebrali e soprattutto sulla possibilità di curarli mediante la somministrazione di farmaci innovativi. Il sito internet da consultare, rigorosamente in inglese, è: www.intec.co.uk/sdrt.
 
Dalla Spagna, e precisamente da ricercatori di Madrid e dall’università di Tenerife, giungono notizie circa la sperimentazione di sostanze estratte dalla Cannabis per la cura dei tumori cerebrali. Notizie del genere sono sempre accettate con molta riserva però, se è vero che il governo spagnolo ha autorizzato il Reparto di Neurochirurgia dell’Università ad effettuare sperimentazioni su pazienti affetti da glioblastoma, forse qualcosa di concreto è stato riscontrato. Il trattamento si baserebbe sull’iniezione direttamente nel cervello di una specifica sostanza detta THC, estratta appunto dalla cannabis, che sarebbe in grado di inibire la crescita del tumore.
Speriamo di avere risultati confortanti.
 
 
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