Il tumore cerebrale è una neoplasia che interessa i tessuti del cervello. Il
cervello presiede alle funzioni della memoria e dell'apprendimento, alla percezione
sensoriale tramite udito, vista, olfatto, gusto e tatto, e controlla anche le
nostre emozioni, oltre ad altre parti dell'organismo, compresi muscoli, organi
e vasi sanguigni.
I tumori definiti “primari” hanno origine cerebrale; molto spesso, invece, i
tumori che sono repertati in sede cerebrale sono in realtà la diffusione a distanza
di tumori che si sono sviluppati in altri organi. Si parla in questo caso di tumori
“secondari” o metastasi cerebrali.
I sintomi più evidenti ed indicativi sono la cefalea frequente, vertigini, vomito,
difficoltà nel mantenere l’equilibrio e nella deambulazione o, ancora, problemi
di eloquio.
In presenza di tali sintomi, gli esami necessari per una giusta diagnosi della
malattia sono:
la TAC (tomografia assiale computerizzata), un esame radiografico che visualizza le strutture interne del cranio evidenziando
eventuali emorragie o lesioni tumorali. E’ un esame abbastanza invasivo, come
tutti quelli che utilizzano i raggi X, benché di ormai vastissima diffusione.
E’ l’esame più utilizzato nei casi di emergenza, ossia in casi di traumi, ischemie,
emorragie o qualunque altra situazione grave di cui non è nota la causa. La TAC
può essere eseguita con o senza mezzo di contrasto, in caso di tumori cerebrali
è preferibile iniettare per via endovenosa una soluzione che agevola la visualizzazione
dei processi infiammatori.
La RMN (risonanza magnetica nucleare), basata sull’utilizzo dei campi magnetici, è l’esame neurologico più utilizzato
sia per la diagnosi sia per il controllo delle neoplasie cerebrali in quanto consente
una migliore visualizzazione delle strutture interne del cervello. La risonanza
ha un’invasività certamente minore rispetto alla TAC e, nella cura dei tumori,
viene generalmente effettuata con l’iniezione del mezzo di contrasto.
Una volta evidenziata la presenza del tumore ed individuata esattamente la sua
posizione è necessario dargli un nome, non solo per conoscere il nemico e la sua
aggressività ma soprattutto per essere in grado di scegliere le terapie più adeguate.
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