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Lasciare una traccia, un'impronta
del proprio passaggio e' prerogativa diffusa, per guadagnare la vita eterna fra
gli angeli e i santi. Tutti i credenti dovrebbero lasciare opere di carita' e
misericordia o, quantomeno, un cammino esemplare che sia ricordato ed emulato
da altri viandanti di questo mondo.
Anche chi non crede si affanna
nel tentativo di lasciare qualcosa di se', un'opera di ingegno, una costruzione
materiale o piu' semplicemente un figlio, sangue del proprio sangue che
rassomiglia nei gesti e nell'educazione e che, in quanto tale, perpetua lo
spirito.
La sua traccia siamo noi. Noi
siamo la testimonianza vivente di quello che nostra madre e' stata, della sua
vita ed anche del percorso tortuoso che l'ha condotta ad una morte prematura.
La sua esperienza di vita e' cosa
intima, queste pagine sono invece il racconto dell'ultimo anno della sua vita,
una vita imperfetta, minata da una malattia terribile, ma pur sempre una vita
che valeva la pena di vivere. Nostra madre ne era convinta e ha fortemente
voluto lasciare queste parole, perche': " la mia morte sia d'aiuto ad
altri malati. Perche' non si rimanga soli a combattere una malattia e perche'
essa possa diventare stimolo alla crescita, alla comprensione, alla
condivisione, all'amore."
A voi tutti la sua storia.
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S. e P. |
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